29 dicembre 2005

Anno vecchio

Ti ho ascoltato con attenzione. Ho creduto di comprendere quanto mi sussurravi di giorno in giorno.
Forse qualcosa ho compreso  nei giorni del dolore, dell’impotenza.
Forse molto ho lasciato che si disperdesse come volute di fumo nel vento dell’indolenza.
Eppure siamo stati fianco a fianco, ci siamo intrecciati, abbarbicati l’uno all’altra quasi temendo la separazione.
Tu credevi di possedermi, io m’illudevo
di conoscerti, di padroneggiarti, di poter disporre di ogni tua ora, quasi dimentica che il tempo si colma e si vuota sgranandosi in filigrana di momenti vissuti, sabbia fine che inesorabile scivola nella clessidra.                  
E così adesso te ne vai.
E non so se quello che abbiamo vissuto appartenga a te, se io sono stata soltanto una compagna occasionale.
Mi sei scivolato accanto, hai segnato in modo indelebile, ma vai sicuro senza voltarti indietro.
Perché io sappia che non tornerai, perché impari ad accettare ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.                            
Te ne vai, con la tua valigia zeppa di cose vissute, di sogni accarezzati, di speranze riposte, di attese silenziose.
Mi lasci qui, nello schiamazzo generale, nell’euforia delle speranze nuove, nell’incertezza di ciò che sarà.
Addio vecchio anno!



Capodanno (A. F. Gutris)