20 luglio 2005

Il ruscello

C’era una volta un piccolo, fresco, ridente e cristallino ruscello che scendeva canticchiando di rupe in rupe. Era come un bimbo: curioso e monello. 
Aveva tanta voglia di esplorare e si intrufolava ovunque fosse possibile. La sua allegria contagiava ogni pianta che lambiva, ogni bestiola che dissetava; salutava tutti con la sua risatina gorgogliante e fuggiva via.
Era felice di scorrere ammirando alberi resi rigogliosi dalla sua acqua e di rubare i colori ad ogni oggetto che in esso si specchiava.
Così fresco e ridente sembrava che fosse amato da tutti.



Egli però aveva un suo amore segreto.
Non osava raccontarlo a nessuno per timore di apparire sciocco e continuava a scorrere ora velocemente, ora lentamente.
A volte si distendeva quieto, quasi per riposare; e allora non faceva altro che pensare al suo amore lontano e diventava così quieto in modo da rubare l’immagine di lei e nasconderla nel suo piccolo specchio d’acqua limpida.
Aspettava il suo arrivo durante il giorno assolato, fremeva leggermente appena lei appariva di notte al chiarore lunare.
Le sussurrava il suo canto d’amore disperato e lei sembrava ascoltarlo estasiata.
Malinconico e lento riprendeva il suo fluire, ma nel suo cuore non c’era che lei.

Cominciò ad apparire sempre più scarno, come ammalato.
I bimbi, che giocavano a lanciare sassi, si chiedevano cosa stesse accadendo, ma approfittavano della situazione immergendo i piedini nell’acqua senza alcun timore.
Gli alberi chinavano le chiome per sussurrargli di riprendersi, di continuare a scorrere e a cantare.
Gli amanti non si baciavano più lungio le sue rive.
Il piccolo ruscello ormai era gravemente ammalato, ma si accorgevano del suo male soltanto coloro che avevano sete.
Un giorno il sole, levandosi, illuminò un piccolo sentiero tortuoso, fatto di sassi levigati.
In mezzo ai sassi, detriti e rifiuti abbandonati da chi non aveva saputo amare quell’acqua limpida.

Il ruscello aveva seguito il suo cuore: da troppo tempo aveva guardato il cielo, aveva sognato di farvi parte, sentiva che quella era la sua meta e lì avrebbe incontrato l’amore che aveva sempre desiderato e sognato.
Adesso tutta la sua acqua, che pure aveva nutrito e dissetato tanti, non c’era più, si era trasformato in una nuvola, per amore di una nuvola…

                                                                              Cecilia  Corona