24 maggio 2005

epitaffio

Leonida da Taranto, poeta della scuola alessandrina (280 a.C. circa), seppe esprimere l’amore per la vita solitaria, nascosta, ha rappresentato la malinconia del tempo.
Secondo Leonida, la felicità è nella tranquillità; e si trova tranquillità solo se ci si accontenta di una vita modesta e ritirata. L’aurea mediocritas latina, sembra essere il suo ideale.
Condusse una vita povera e pacifica, nei suoi versi spesso ci sono riferimenti ai campi, alla facilità di soddisfare i propri bisogni con poco.
Persino dopo la morte desiderò rimaner piccolo e nel contempo di conoscere le pure gioie che offrono i campi.
Ecco alcuni versi di Leonida, nei quali il poeta, sotto il nome di Clitagora, esprime i suoi ultimi desideri.


Pastori, che solitari errate sui dossi dei monti
I vostri greggi pascendo e le pecore molto lanute,
A Clitagora, nel nome di Gea, piccol ma dolce favore
Per riguardo a Persefone, degl’inferi dea, gli otterrete.
Le pecore belino presso a me e su una polita pietra
Il pastore alle pascolanti suoni la dolce zampogna;
Quando verrà primavera, colga dei fiori di prato
Il campagnolo ed una corona sulla mia tomba deponga.
Del latte di una pecora, madre di belli agnellini
- Turgide le mammelle avrete esplorate a dovere -
Si asperga la mia tomba inumidendo la base:
Scambi di doni vi sono anche fra i morti e i viventi.