26 maggio 2005

L’ aquila ferita


Un giorno, da una roccia, un’aquila prese il volo; per raggiungere la preda spiegò le ali, orgogliosa di vederle così diritte, e diceva: ”Sotto la mia ala, oggi tengo l’universo! Il mio sguardo penetrante, quando arriva allo zenit, potrebbe scorgere anche un capello, fosse pur questo negli abissi del mare. Un moscerino non potrebbe agitarsi in cima a un filo d’erba, senza che il mio sguardo sorprendesse questo impercettibile moto. Chi potrebbe, come me, spaziare  per il vasto mondo? Ne sarebbero capaci il grifo e la fenice?”.
D’improvviso, un abile arciere ch’era in agguato, scoccò verso l’aquila la freccia del destino.
L’ordigno omicida si conficcò nell’ala, divelse dal cielo l’uccello per scaraventarlo a terra.
Il misero, palpitante, appiattito come un pesce, riaprì gli occhi e guardò in ogni senso. Fu stupìto di vedere che un ferro in cima a un’asta era la causa di quel rapido sbalzo, impetuoso e decisivo. Ma osservando ci vide le sue proprie penne.
Allora esclamò: “ E di che mi lagno? Ciò che m’ha ferito proviene da me stesso”.
O principe! Vedete l’avventura dell’aquila: essa era orgogliosa. Rinunciate all’orgoglio!

Nagir-E’  Hrosrow  (filosofo e poeta dell’Iran)