26 febbraio 2005

sospesa


Avrei voluto svegliarmi sorridente e augurare “buona domenica”, invece sono qui con gli occhi pesti, la testa pesante, il cervello “rintronato”.
Non è bello sentire la nausea appena sveglia; neppure l’aroma del caffè riesce a darmi sollievo.


Eppure devo sbrigarmi, ho un bel mucchio di lavoro da portare avanti. Ecco, forse il lavoro manuale sarà un ottimo rimedio contro queste ondate di nausea. Così mi metto all’opera, ma devo scontrarmi con la mia realtà fisica.
Altri interrogativi si affollano alla mente; da troppo tempo sto pazientando, troppa incompetenza o leggerezza in giro.

Oddio! Come si fa a fermare il cervello?
Perché continua a pensare?
Oggi non c’è musica che basti, che trascini via questo fluire di pensieri grigi, melmosi, viscidi.
Vorrei poter fare una bella doccia cerebrale!


Se almeno tacesse la voce del dubbio che mi spinge a rimettere sempre tutto in discussione,
a scavare nel profondo del mio spirito e mi fa ricercare spazi di solitudine, pause di raccoglimento per riuscire a ritrovare il sapore del quotidiano.

Eccomi, isolata da tutto e tutti, sospesa fra il vortice della vita vissuta e l’ampiezza del cielo, tento di riaprire gli occhi, di rileggere con  visione diversa gli interrogativi dell’esistenza, sperando di rigenerarmi e di saper accettare me e gli altri.