20 aprile 2005

il posto degli anemoni

Quella strana ragazzina, così esile, così timida, così ben educata e riservata, amava l’aria aperta.
In primavera sovente si recava sulla scogliera, rimaneva a lungo ad osservare il mare affascinata dai suoi colori, dal suo perenne movimento, dai vortici che creava lì sotto lo spuntone dove lei pericolosamente si sporgeva; creatura selvatica, si sentiva simile a quella massa inquieta, odorosa, cangiante.
Di tanto in tanto si allontanava dal precipizio e osservava l’acqua rimasta sulle rocce, scoprendo nuove forme di vita in quelle pozze salmastre.
Le piaceva toccare la roccia bianca e levigata dalla furia delle onde, vi si sdraiava, allargava le braccia e per lei non c’era altro che l’odore del mare, il suo mormorio, l’azzurro del cielo sopra di lei. Rimaneva immobile, abbracciata dal sole, carezzata dal vento mentre la sua fantasia correva come le nubi che si sfilacciavano e sparivano lassù.
Ed improvvisamente avvertiva altri odori; incuriosita si guardava intorno: ecco i suoi piccoli e attesi fiori preferiti!
C’erano gli anemoni selvatici, piccoli, tanto piccoli e tanto belli, così belli che lei non resisteva al desiderio di coglierli, attenta a non sciupare la delicatezza dei loro petali rossi o blu. Mentre li coglieva sussurrava i suoi segreti, le sue speranze: erano i fiori del vento e il vento porta lontano!
Sorrideva felice, ubriaca di luce, di odori, di colori. Con il suo mazzolino di anemoni si recava sullo spuntone per salutare il mare; gli faceva cenni con la mano e il mare le rispondeva spruzzandola con una sottilissima pioggia iridescente.
Con il cuore colmo di gioia, saltellava canticchiando una vecchia filastrocca e, mentre si avviava verso casa, salutava con la mano il suo mare, la sua scogliera.
Più volte sono tornata in quel posto: tutto è cambiato.
Sento una fitta nell’anima: chi ha voluto cancellare ogni traccia dei luoghi felici della mia adolescenza?
Ora mi sento come quei fragili fiori, raccolti da una mano di bimba, sradicati e lontani dal luogo che amavano.

                                                         Cecilia Corona