05 aprile 2005

lettera all'amica


Cara amica,

è bello sapere che ci sei, che mi pensi, che ti interessi a me, senza nessuna curiosità negativa.
E’ ancora più bello leggere le tue risposte, i tuoi commenti, i tuoi suggerimenti; vere perle di saggezza.
Vorrei poter rispondere in modo esauriente, ma per farlo rischierei di annoiarti. Proverò a sintetizzare sperando di lasciar trasparire con uguale chiarezza il mio pensiero.
Insegnare oggi è difficile tanto quanto lo era molti anni fa,  perché l’insegnamento è un lavoro molto delicato; non si forgiano le menti come si realizza un qualsiasi altro lavoro.
In modo particolare per me è difficile, perché ho sempre cercato di insegnare seguendo non soltanto il metodo che ritengo migliore, magari adattandolo alle diversificate necessità, ma soprattutto perché mi sono sforzata di far comprendere che non c’è nessuna verità precostituita, che è giusto mettere in dubbio, osservare, controllare, verificare e confutare se necessario.

Ma le difficoltà maggiori provengono dall’eccessiva burocratizzazione, tanto inutile quanto noiosa e dall’atteggiamento che la società ha nei confronti della scuola; parlo soprattutto dei genitori che spesso sembrano meno maturi dei propri figli.
Ma qui mi fermo, non mi sembra opportuno dilungarmi su un argomento che coinvolgerebbe altro e altro ancora, in realtà è cambiato il senso della famiglia, ma la stessa famiglia è abbandonata ai suoi problemi dalla intera società.
Mi chiedi se credo di aver realizzato i miei sogni, se mi sento soddisfatta…
Sai? E’ difficile rispondere con esattezza.
Talvolta mi sembra di aver realizzato abbastanza, altre credo di aver trascorso la mia vita nel nulla, di non aver fatto assolutamente nulla.
Se questa mia convinzione, da una parte soddisfa il mio desiderio più grande che è quello di passare inosservata, ma non nel senso che a ciò attribuisce Confucio “ Allontanarsi dal mondo, restare sconosciuti e non avere rimpianti: a questo può arrivare solo l’uomo superiore”, perché non ho la pretesa di essere superiore. Dall’altra parte il mio credo mi mette in crisi, mi crea ansia l’idea di dover rendere conto dei “talenti” a me dati: li ho resi fruttuosi o li ho nascosti credendo di custodirli nel modo giusto?
Ho  fatto tutto quello che mi era possibile o sarò accusata di “omissione”?
Quanto ai sogni, mi a cara, non sarebbero più tali se fossero realizzabili.
Diciamo che ho esaudito più di qualche desiderio, ma i sogni…
E poi i sogni spesso sono mutevoli, come nuvole leggere che passano, tu le guardi incantata nell’azzurro e il vento se le porta via.
So di non aver risposto a tutti i tuoi interrogativi, magari ne riparliamo a voce; lo sai bene che mi piace comunicare guardando negli occhi.
Ti saluto con infinito affetto e, per farti comprendere quello che adesso desidero, immaginami su un’altura, sola, tramonto infuocato, vento nei capelli…guardo quanto di bello c’è intorno, dilato i polmoni e aspiro gli odori, sollevo le braccia al cielo… ho voglia d’infinito!