15 marzo 2005

Fillide

 […]Sono stata ingannata dalle tue parole e come donna e
come amante: concedano gli dèi che questo sia il tuo merito
più alto!
Ti si innalzi una
statua nel centro della città, fra i discendenti di Egeo e ti
stia dinanzi tuo padre, celebrato da iscrizioni onorifiche.
E dopo aver letto di Scirone e del bieco Procuste e di Sini e
dell'essere dalle fattezze di toro e insieme di uomo e di Tebe
sottomessa in guerra e della sconfitta dei centauri bimembri e
della violazione della cupa reggia del re delle tenebre,
la tua statua, collocata dopo quelle con tante scritte sia
contrassegnata da questo attestato d'onore:


"Questi è colui che sedusse con l'inganno la
donna che lo amava e che lo aveva ospitato".
Delle tante imprese e gesta di tuo padre, solo l'abbandono
della fanciulla cretese si è impresso nella tua mente; ammiri in
lui quell'unico fatto, l'unico di cui dovrebbe scusarsi: tu ti
comporti come erede dell'inganno di tuo padre, o traditore.
[…]
Osasti abbracciarmi e, abbandonato sul collo di chi ti amava,
unire strettamente a lungo le nostre bocche nei baci e
confondere le mie lacrime con le tue e rammaricarti perché
la brezza era favorevole alle vele e, sul punto di partire, dirmi
con le tue ultime parole: "Fillide, ti raccomando, aspetta il tuo
Demofoonte!". Dovrei aspettare te, che sei partito per mai più
rivedermi? Dovrei aspettare delle vele alle quali è interdetto il
mio mare? E tuttavia aspetto. Torna, anche se tardi, da chi
ti ama, fa' in modo che la tua promessa sia stata solo
rinviata nel tempo. Ma che cosa mi auguro, sventurata?
Ormai forse ti trattiene un'altra sposa e Amore che ci è stato
avverso. Da quandol a mia immagine ti è sfuggita dalla mente,
tu non conosci più, credo, nessuna Fillide, se chiedi, ahimè, chi
sia Fillide e da dove venga!
Sono quella che offrì un porto in Tracia e ospitalità a te,
Demofoonte[…] a te sacrificai sotto funesti presagi la mia
verginità e la casta cintura fu sciolta dalla tua mano infida.
Tisifone presiedette alle nozze e fece risuonare il suo ululato in
quel talamo, e un uccello solitario intonò un lugubre canto;
era presente Alletto, con il collo cinto di piccoli serpenti, e una
torcia funebre spandeva la sua luce. In pena mi aggiro tra gli
scogli e gli arbusti della marina e, sia che la terra si schiuda al
calore del giorno, sia che brillino le gelide stelle, spingo innanzi
il mio sguardo, là dove si apre alla mia vista l'ampia distesa
del mare, per veder quale vento muova le onde. E ogni vela che
vedo avvicinarsi da lontano, subito mi auguro che siano i miei dei.
Vado di corsa verso il mare, trattenuta a stento dalle onde, là
dove il mare frangendosi protende le sue acque, e quanto più le
vele si avvicinano, tanto meno sono padrona di me, mi sento
mancare e cado fra le braccia delle mie ancelle, pronte a
sorreggermi. C'è un'insenatura che si incurva leggermente come
un arco teso, alle sue estreme propaggini si ergono rocce
scoscese. Ho avuto il pensiero di gettarmi nelle acque sottostanti,
e, poiché continui ad ingannarmi, così sarà.
Le onde sospingano il mio cadavere ai tuoi lidi e il mio corpo si
presenti insepolto al tuo sguardo! Anche se superi in durezza
il ferro, l'acciaio e te stesso, dirai: "Non in questo modo, Fillide,
dovevi seguirmi!". Spesso ho sete di veleni, spesso vorrei finire
la mia vita con una morte sanguinosa, trapassata da una spada;
vorrei anche stringermi un laccio attorno al collo, perché si è
offerto alla stretta delle tue braccia infide. Ho deciso di riscattare
il mio pudore giovanile, con una morte opportuna. Indugerò ben
poco nella scelta della morte.
Tu sarai indicato sulla mia tomba come l'odioso responsabile e
sarai ricordato per questo epitaffio o per uno simile:
"Demofoonte causò la morte di Fillide, lui, suo ospite, fece morire
lei che lo amava; egli fornì la causa della morte, lei la mano".
                            
(Eroidi  II° Fillide a Demofoonte)